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1510–1568

SONETTO LXXV

Luigi Tansillo

Qual uom che trasse il grave remo e spinse, gran tempo, in forza altrui, poi che da l'empio tiranno scampa, lieto appende al tempio il duro ferro, ch'il piè nudo cinse;

tal io da la prigion, dove mi strinse Amor tre lustri, sciolto, il voto adempio, e, per memoria del mio lungo scempio, qui sacro la catena che m'avvinse.

O santo e forte Sdegno, la cui mano in un dì spezzò il nodo, ch'in tant'anni non bastò rallentar valore umano, per mostrar le tue grazie e gli altrui inganni,

in vece di tabella, ecco il cor sano, ov'è scritta l'istoria de' miei danni.

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