Dal dì ch'io nacqui insin ad oggi, quante
colpe ebb'io mai, Padre del ciel, raccoglio,
e, con nodi di pianto e di cordoglio,
l'appendo innanzi a le tue sacre piante.
Se render l'alma mia, qual'era innante,
non pon l'acque ch'ognor da gli occhi io scioglio,
rèndala il sangue (or ch'io mi pento e doglio),
il qual versò da le tue piaghe sante.
E perché, a guisa d'orbo, ogni dì lascio
le vie tue, Re di vita, e l'altrui seguo
(o poco o molto che l'andar mi resti),
de' miei gran falli, in mezzo al grave fascio
de le mie colpe, io ti consagro e lego
l'arbitrio, che tu libero mi desti.