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1510–1568

SONETTO CXXXIX

Luigi Tansillo

Dal dì ch'io nacqui insin ad oggi, quante colpe ebb'io mai, Padre del ciel, raccoglio, e, con nodi di pianto e di cordoglio, l'appendo innanzi a le tue sacre piante.

Se render l'alma mia, qual'era innante, non pon l'acque ch'ognor da gli occhi io scioglio, rèndala il sangue (or ch'io mi pento e doglio), il qual versò da le tue piaghe sante.

E perché, a guisa d'orbo, ogni dì lascio le vie tue, Re di vita, e l'altrui seguo (o poco o molto che l'andar mi resti), de' miei gran falli, in mezzo al grave fascio

de le mie colpe, io ti consagro e lego l'arbitrio, che tu libero mi desti.

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SONETTO CXXXIX · Luigi Tansillo · Poetry Cove