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1510–1568

SONETTO CXXIX

Luigi Tansillo

Vincitor dell'inferno, che per gradi, aspersi del tuo sangue, ne sublimi al cielo, acciò che, da' terrestri limi purgato, io saglia e al tuo cospetto aggradi,

raccogli le mie sparse iniquitadi, quante mai n'ebbi, in sin dagli anni primi, e con tua santa man tutte l'imprimi ne la mia mente, e da la tua le radi.

E perché io le rilegga e riconosca me stesso, manda un raggio tuo che faccia giorno al pensier, ch'in tenebre mi rode; squarcia la nube, che l'ingegno offosca,

rompi il legame che la lingua allaccia, e dirò le mie colpe e le tue lode.

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