Vincitor dell'inferno, che per gradi,
aspersi del tuo sangue, ne sublimi
al cielo, acciò che, da' terrestri limi
purgato, io saglia e al tuo cospetto aggradi,
raccogli le mie sparse iniquitadi,
quante mai n'ebbi, in sin dagli anni primi,
e con tua santa man tutte l'imprimi
ne la mia mente, e da la tua le radi.
E perché io le rilegga e riconosca
me stesso, manda un raggio tuo che faccia
giorno al pensier, ch'in tenebre mi rode;
squarcia la nube, che l'ingegno offosca,
rompi il legame che la lingua allaccia,
e dirò le mie colpe e le tue lode.