Sonno, ch'il mondo acqueti e vago appelli
e regi e servi a' tuoi dolci riposi,
e più talor gl'inculti cespi erbosi
gradisci, che i dorati letti e belli;
cent'orti aspersi di letei ruscelli,
di papaveri adorni e d'elci ombrosi,
e di sangue di galli, a te noiosi,
tinti, e sul fosco altar mille coltelli
vedrai; se, mosso a' prieghi miei, t'invole
a gli antri oscuri ed orridi, e te n'entre
negli occhi lieti e chiari più ch'il sole,
dond'alto duol ti caccia a lunga notte:
sta, Sonno, priego, in que' begli occhi, mentre
si giace il sol ne le tartaree grotte.