Garzìa, del cui valor risplende il Tago,
via più che de l'arena, ond'egli ha letto,
non perché viva, più che mai, nel petto
non mi sieda la vostra illustre imago;
o ch'io non sia, più che mai fusse, vago
di seguirvi al penar, più che al diletto,
vengo sì raro a voi, del cui cospetto
io vissi e vivo lieto, non che pago.
Amor, ch'ha del mio arbitrio in man la briglia,
vuol che dì e notte io penda d'un bel volto,
né stia lontan col piè, né con la voglia.
Cessi, dunque, signor, la meraviglia;
e non vi grave, poich'Amor m'ha tolto,
per sempre, a me, ch'a voi, talor, mi toglia.