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1510–1568

SONETTO CLXXXV

Luigi Tansillo

Signor, ch'acceso di quell'alto sdegno, ch'ad animo real sempre convenne, fuggite quella fera, che vi tenne ferito in duri ceppi, in giogo indegno;

poiché (la Dio mercede) il vostro ingegno e l'altrui colpa a liberarvi venne, oprate, come Dedalo, le penne a vostro scampo, e dal biasmevol regno

il lodato fuggir nulla ritarde. Chiudete il cor, non date a pensier luogo, che volga a dietro, e quel, che piacque, guarde. Prendete i dardi e l'arco e i ceppi e 'l giogo,

e fatene una pira, e, mentre ell'arde, dite: —Dell'ardor mio questo sia il rogo!-

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