Mentre scalpelli e penne e marmi e muri
s'ornan di vostra illustre, altera imago,
s'esser potrà ch'io, d'onorarvi vago,
ai lunghi errori il piè già stanco furi,
dirò come gli altrui voi fate oscuri
col vostro chiaro nome; or sol m'appago
dir ch'il mio Tebro ceda al vostro Tago
gli onor de' suoi Fabrizii e de' suoi Curî.
Il rifiuto di Curio e di Fabrizio
fu di don che venian da man nemiche,
che traean di disnor via maggior pondo,
il vostro è d'oro che dàn genti amiche
tesor di gloria, e segno in sì alto officio
che non men v'ami, che vi tema, il mondo.