Da poi che le tedesche e le latine
spade e l'ibere con onor sian scinte,
e l'arme tolte e le tabelle pinte
fian consacrate a le magion divine;
e le parti lontane e le vicine
del mondo, Carlo debellate e vinte,
di lauro non vorrà le tempie avvinte
là, dov'il Re del ciel l'ebbe di spine;
forse non, come gli altri, al patrio nido
bramoso tornerò, s'ivi non moro,
ma appo voi calcherò l'ispano lido.
Né mi faran le bell'arene d'oro
spregiar la riva del mio caro Aufido;
ma il valor vostro, che, più ch'altro, onoro.