Già la settima volta s'inghirlanda
Cerere d'auree spiche e il crin s'inbionda,
da poi ch'io posi il vago piè su l'onda,
per correr dove il mio destin mi manda.
O beato colui ch'altra ghirlanda,
che del suo natio fior, crin non circonda,
contento ch'il suo nome ivi s'asconda,
più ch'altri, che per l'aria l'ali spanda!
Deh!, se le stelle e il ciel non m'hanno a sdegno,
verrà mai dì, che, giunto in ferma riva,
fugga quest'onde ingrate e questo legno?
E 'n grembo a l'ozio assiso, or canti, or scriva;
ed al Signor, che mi dà vita e ingegno,
e a le Muse ed a me stesso io viva?