Qual di grandezza, di tesoro e d'arte
mirabil sovra marmi pellegrini
tempio fondâr mai Greci né Latini
a Giunone, a Minerva, a Giove, a Marte,
maggior di questo, e sovra inchiostri e carte,
ove oggi a real donna onor divini
sacra il bel coro, acciò ch'ognor l'inchini,
qual dea presente, ogni lontana parte?
Quei muri, uman lavor, di lor beltade
pascean l'occhio di fuor; questi l'interno:
mille ornan questi, e quegli una cittade.
Eran quei templi a tempo, e questo eterno:
qui vera, ivi adorâr falsa deitade:
questo è scala del ciel, quei dell'inferno.