Boscàn ch'acceso d'alto, illustre zelo,
hai cantato d'amor sì novamente,
che serai conto a la futura gente,
mentre avrà ne gli amanti e foco e gelo,
non ben fiorìa su le mie guancie il pelo,
quand'io del nome tuo divenni ardente;
or ch' a vederti era vicin, repente
a gli occhi miei ti fura avaro cielo.
Le Muse del gran Tevero e dell'Arno,
che tu festi venir ne la tua terra,
e in tua lingua cantar note divine,
perch' io non solchi tanto mar indarno,
sovr' al sasso onorato che ti serra,
ti sacran queste rime peregrine.