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1510–1568

SONETTO CCLXII

Luigi Tansillo

Quando d'averla il mondo era più vago, dunque la sua Beatrice al ciel sen riede? La piange estinta, quando lieto crede viva di lei doppiar la bella imago?

Ben fu, Potenza mio, quel dì presago, chi 'l nome alto e superbo a te pria diede, del crudo, orribil fato, ond' or si vede far gli occhi uman del tuo via maggior lago!

Sapea ch'entrar, sì fera e sì possente, doveva nel tuo grembo Morte ingorda, ch'ivi avria con Amor le Grazie spente; mostrando a cui di lei non si ricorda,

come il suo duro inevitabil dente fin ne' petti celesti talor morda.

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