Voi ch' avete l'acerba mia ferita
talor tentata con pietosa mano,
temprat' alcun liquor, buon Martirano,
ond'io richiami la virtù smarrita.
L'han sì l'altrui durezze inacerbita
omai, che s'io del reo languor non sano,
non griderò mercé gran tempo invano,
sì presso sento il fin de la mia vita.
— Piaga (direte) d'amoroso strale
sanar non può, se non con altra piaga,
sì che si curi l'un con l'altro male. —
Io vi rispondo: — Ancor che l'alma vaga
sia di salute, s'il rimedio è tale,
ella lo sdegna e di morir s'appaga! —