Per l'onda, ove nascesti, e per l'arena,
che pria d'orma stampâr tue sacre piante,
volgi, Madre d'amor, le luci sante
al tuo buon Martirano, al mio Mecena.
Pon mente al duol che 'l vago piè raffrena,
ch'or vedea Gnido, or Elicona errante:
priega, come poeta e come amante,
Febo che 'l tolga a così lunga pena.
Chi farà la fontana d'Aretusa
e l'incendio d'Ismene e la tua gloria
sorger (se costui giace) in mille carte?
Oltre al core a te sacro, oltre a la Musa,
piéghiti al suo favor l'alta memoria,
che suona, entro al suo nome, del tuo Marte.