Curzio, ch'al destro aspro camin rivolto
de la virtù ch'in alto fa soggiorno,
splendor di sangue spregi, e ciò ch'el corno
alza qua giù del volgo errante e stolto;
al sacro eroe, c'ha 'l Tebro a pianger volto
e 'l Mincio e 'l re de' fiumi e i campi intorno,
vorrei dar lode e far a morte scorno,
ch'al maggiore uopo l'ha da' suoi ritolto.
Ma suon non tempra l'umil Musa mia,
che 'l gran subietto d'agguagliar si vante,
né penna da spiegar gravi lamenti.
Segue, oltre ciò, pensier che la disvia,
né sostien, finché sian questi occhi spenti,
che, d'altro che di sdegno, e scriva e cante.