Gigli, rose, viole, acanto o galta
non spargo innanzi 'l tempio a voi aperto,
come suol il favor del volgo incerto,
quand' uom, poggiando a nov' onor, s'esalta,
perché non è tra noi sede sì alta,
che bassa non mi sembri al vostro merto,
ché l'ale del valor v'alzan tant'erto,
ch'onor del mondo a pare non vi salta.
Anzi mi doglio di veder condotta
la vostra nobil Musa a novo strazio,
e, fra rumore di vil turba indotta,
costretta di tacer per qualche spazio
la più sonora lira e la più dotta,
che mai sonasse successor d'Orazio.