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1510–1568

ODE

Luigi Tansillo

Non son degno, Signore, che ne la casa mia, piena d'orrore, e di tenebre oscure, tu ne vegna; ma sol parlar ti degna,

ch'una parola tua, benigna e pia, sana e salva può far l'anima mia. Il pane esser dicesti cibo che l'alme, ché dal ciel scendesti,

ond'oggi a te, famelico, ne vengo; e credo e fermo tengo, ch'in questo pane il corpo tuo ricevo, se ben nol prendo (oimè), sì com'io devo.

Ragion vorria che netto d'ogn'immondizia avessi il core e 'l petto; perch'a la somma tua pura schiettezza disdice ogni bruttezza;

ma tutte le mie macchie e i miei peccati sian (prego) nel tuo sangue oggi lavati. È mio proprio il peccare, come è di te, Signor, il perdonare.

Se non lavi gli affetti rei, c'ho meco, non avrò parte teco: lavami, e sarò bianco più che neve, qual in conspetto tuo venir si deve.

Tu scendesti dal cielo con questa carità, con questo zelo di redimere i miseri mortali da sempiterni mali;

fa ch'uno io sia di quei, se ben non sono degno de la tua grazia, d'alcun dono. Per tua pietà infinita scrivimi in quel gran libro de la vita,

dove de' tuoi fedeli son notate l'alme elette e beate; l'inchiostro sia il Tuo sangue sparso in croce, quando per me patisti morte atroce.

Tempio tuo vorrei farmi e tutto interiormente riformarmi, perché abitar la me non ti disdegni; ma son vani i disegni

d'edificare, ove tu non sii quello che l'edificio facci ornato e bello. Vien, dunque, Tu, celeste architetto, e tue mani sante e preste

adopra, e fa il mio cuor stanza capace di te, com'a te piace: Tu solo regna in esso, e stia lontano ogni desire, ogni pensier profano.

Infermo ed impiagato, da te, medico, bramo esser sanato; cieco, veder desio la luce ardente di te, sol risplendente;

povero, d'arricchirmi teco spero, de la terra e del ciel c'hai l'alto impero. Soffrir la tua presenza non posso, se di me vuoi dar sentenza,

perch'io merto, per tuo giusto giudizio, ogni grave supplizio: ma vogli Tu, Signor, meco placarti, e Salvator, non Giudice, mostrarti.

Per quanto si sia grave il mio fallir, pur qualche termine ave: la tua misericordia non ha fine, né dentro alcun confine

si trova ella giammai esser ristretta; ma sempre a penitenza invita e aspetta. Da questo invito mosso, vengo col cor contrito più ch'io posso,

e ardisco pormi a la tua sacra mensa, dove a noi si dispensa quella celeste manna, quel pan santo, ch'a gli angelici cori è grato tanto!

Or fa, Signor, ch'io 'l prenda in modo tal, che 'l gran misterio intenda; e, ch'operando in me la sua virtute mi dia pace e salute;

e l'alma, piena d'allegrezza interna, s'alzi in speranza de la vita eterna. Dove possa fruirti da faccia a faccia co' beati spirti,

e chiaro scorger Te, suo caro sposo, come velato e ascoso in questo sacramento qui t'abbraccia, fin che di richiamarla al Ciel ti piaccia!

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