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1510–1568

LXXXIV.

Luigi Tansillo

Se Amor mi fu di libertade avaro, Ecco che sdegno or m'è cortese e largo, Già spezzo di mia man, non pur allargo, Que' nodi che sì stretto mi legaro.

Con gli occhi che tant'anni lagrimaro, Or sul mio foco acqua di Lete spargo, Più veggon questi due, che cento d'Argo, Poiché la benda del desio squarciaro.

Il tiranno de l'alma, abbandonato Da' seguaci pensier, cede al disegno, E la ragion rientra nel suo stato. Ond'io lodando il mio felice ingegno,

Con altra voce omai, con altro fiato, Quanto dissi d'amor, dirò di sdegno.

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