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1510–1568

LXXXI.

Luigi Tansillo

Cantai, or piango: e se nel duro petto Della nemica mia destasse il pianto Tanta pietà, quanta fe' gioia il canto; Vivrei nel duol, qual vissi nel diletto.

Ma chi mi fa cangiar voce e soggetto, L'umor degli occhi miei non degna a tanto: Così malgrado mio convien che quanto Cantai di speme, or pianga di sospetto.

E perché 'l pianger mio vie più mi spiaccia; Che 'l gradirei, se ciò non fosse, molto; Quel che più dir dovrei, forza è ch'io taccia Or, poi ch'io piango, e la mia donna vuole

Che celi il mal ch'a pianger m'ha rivolto, Piovano gli occhi, e agghiaccin le parole.

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