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1510–1568

LXXIV.

Luigi Tansillo

Quando di ghiaccio armato, alzai tant'alto, Quanto poggiasse mai cosa mortale, Alla superba e bella impresa l'ale Del mio pensier troppo animoso ed alto;

Da due begli occhi nel primiero assalto Vinto rimasi; e, per maggior mio male, M'accorsi tosto, ch'a chi troppo sale, Cadendo poi, tanto più nuoce il salto.

Arse le piume, io rovinoso a terra Cado, ove del mio ardir l'aspra memoria, Più che il presente danno, oggi m'attrista. Ma non mi si potrà tôr mai la gloria

D'aver impreso così nobil guerra, Ove, perdendo ancora, onor s'acquista.

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