Quando di ghiaccio armato, alzai tant'alto,
Quanto poggiasse mai cosa mortale,
Alla superba e bella impresa l'ale
Del mio pensier troppo animoso ed alto;
Da due begli occhi nel primiero assalto
Vinto rimasi; e, per maggior mio male,
M'accorsi tosto, ch'a chi troppo sale,
Cadendo poi, tanto più nuoce il salto.
Arse le piume, io rovinoso a terra
Cado, ove del mio ardir l'aspra memoria,
Più che il presente danno, oggi m'attrista.
Ma non mi si potrà tôr mai la gloria
D'aver impreso così nobil guerra,
Ove, perdendo ancora, onor s'acquista.