Già desiai, qual voi, dar col mio canto
Al vostro buon Signor pregio immortale;
E 'l cantai spesso, sebben voce eguale
Non sperava e subbietto alto cotanto.
Tacquimi alfin, poiché m'accorsi quanto
Era al gran merto suo già diseguale.
Non avvien così a voi, che far d'uom frale
Potete eterno, e in gioia volger pianto.
Senz'altrui lume il vostro alto vedere
Corre le umane cose, e le divine,
E l'immenso di lor, come il finito.
Cantate dunque voi sue glorie intere:
Spiegate in carte tosche, ed in latine
La bontate e il valor d'un nuovo Tito.