Mentre lunge dal ricco e nobil piano,
Ch'adombra il gran Vesevo, e bagna il Sarno,
Di regno in regno io corro il mondo, e indarno
Cerco al crin di fortuna gettar mano;
Rotto dal corso, in sul terren toscano,
Di febbre e di dolor mi struggo e scarno:
Benché, s'io cado in sulla riva d'Arno,
Non mi parrà d'aver sepolcro strano.
Se scritto è pur nei libri delle Parche,
Ch'io qui mi giaccia; ad uom fuor del natio
Nido spento non sian vostre man parche,
Perché 'l nome non chiuda eterno obblio,
E l'ombra anzi cent'anni Stige varche;
Vi raccomando, Varchi, il cener mio.