La dolce vista, e il bel guardo soave
Ond'io nodrir soleati, anima mia,
Tosto, ahimè, ne torran fortuna ria,
Aura ladra, onda ingorda, e cruda nave.
Perché 'l lungo digiun ne sia men grave,
Prima che 'l lume suo sparito sia,
Dipingi l'onestà, la leggiadria,
E la beltà, che al mondo par non ave.
Ma non usar al novo alto disegno
L'usato stil: ch'esser non può sia sparta
Sovra poca tabella tanta gloria.
Per darli miglior forma, e campo degno,
Chiamerai l'intelletto, e la memoria:
L'un ti darà il pennel, l'altra la carta.