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1510–1568

LI.

Luigi Tansillo

Io mi vivea del mio languir contento E, se doglie portava al mondo sola, Un riso, un cenno, un guardo, una parola, D'eterno obblìo copriva ogni tormento.

Or che non veggio senza voi, né sento Cosa, che appaghi il cor; chi mi consola? S'altro terren l'aura vital m'invola, Onde avranno i miei spirti il nodrimento?

Riman solo il pensier, che in parte rende Ciò, che altri toglie: ah lasso! e questi ancora Assai mi giova, ma via più m'offende. Perché, quanto maggior pinge talora

Il ben, ch'empia fortuna mi contende, Tanto più cresce il duol, che l'alma accora.

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