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1510–1568

La balia.

Luigi Tansillo

Donne ben nate, i cui bei colli preme quel santissimo giogo d'Imeneo, onde buon frutto spera ogni uman seme; se già mai voce io desiai d'Orfeo,

come uom che in cor di fera pietà brami, mentre prigion di donna Amor mi feo; oggi, bench'io sia fuor di quei legami, più che mai desiarla mi bisogna,

ch'esser, donne, non può ch'io pur non ami. Amo, ma d'uno amor che non agogna cosa di reo, né m'arde di desio che porti pentimento né vergogna.

D'Orfeo vorrei che fusse ora il dir mio, non perché l'alma oppressa si rileve, ma per darvi a veder quel ch'io desio. Pur, se 'l vero ha la forza ch'aver deve

negli animi gentili come 'l vostro, darlo a creder a voi mi sarà lieve. Né per desio d'onor verso l'inchiostro; ma per un zelo santo o naturale,

che mi move a pietà de l'error nostro. E so, che l'emendar d'un sì gran male, o donne, è in mano a voi, qualor vogliate, se d'adoprar virtù punto vi cale.

Vero è, che questo error fu in ogni etate; ma in nessuna già mai quanto ora in questa: onde maggior ne nasce la pietate. Qual furia de l'inferno a l'uom più infesta

addusse al mondo e tanto crescer fece usanza così fera e disonesta: che porti donna nove mesi o diece in ventre il parto, e, poi che a luce è tratto,

lo schifi, et altra prendalo in sua vece? Quando io penso a sì crudo, orribile atto, e che da' più miglior più s'abbia in uso, ne son per divenir rabbioso o matto!

Che, mentre ella nel corpo tenea chiuso un non so che, che non vedea s'egli era umor corrotto o vento ivi rinchiuso, o mola informe, o, come dicon, fera

che talor sembri pipistrello od angue, e toccando il terren, la donna pera, ella il nudrisce del suo proprio sangue, e 'l guarda d'ogni mal, d'ogni periglio,

e grave il ventre tanti dì ne langue, e, poi c'ha ne le braccia il caro figlio, ella neghi notrirlo del suo latte, e talor quasi mandilo in esiglio;

che, quando nol vedea, gli abbia ella fatte tante accoglienze, et or che 'l vede e sente, lo spregi e sdegni, e sì vilmente il tratte; che 'l veda ne la cuna uom già vivente,

e col bel pianto e con la voce umana quasi gridar mercé l'oda sovente, e 'l cibo usato suo, la sua fontana non pur gli neghi, ma di casa il cacci;

è cosa troppo fiera et inumana! Ch'al proprio figlio il petto altrui procacci, e 'l suo li chiuda, e mandilo in disparte, par che in pensarvi il sangue mi s'agghiacci!

Come per mezzo il cor non se le parte, quando in man d'una che 'l suo sangue venda pon madre il figlio, e di suo grembo il parte? Forse credete, che Natura appenda

due poma al vostro petto, come al mento suol porre un neo, ch'ivi qual gemma splenda, e che non le vi dia per nudrimento de' pargoletti figli e per aita,

ma per beltà del corpo et ornamento? Onde ciascuna, a pena in salvo uscita, quel candido liquor scaccia et arretra (e non senza periglio di sua vita),

mentre di bianco umor vien marcia tetra, e si spande nei membri, o giù sen cala, o dentro i vasi suoi gela et impetra. Sbandite il latte come cosa mala,

che la vostra beltà denigre e guaste; onde più d'una l'anima n'esala. Siate, donne, quantunque e sante e caste, tra voi non ne trovo una oggi sì forte,

che incontro uso sì reo pugne e contraste. Lasso, la mia carissima consorte sei mesi inferma io piansi sovra un anno, e sette volte quasi giunta a morte!

Ma del suo mal fu mia la colpa e 'l danno; ché, contra il suo voler, deliberai, che facesse ella quel che l'altre fanno. S'argento et oro e lagrime versai,

che ogni gran vena saria spenta e secca, pensar sol può chi 'l prova o 'l provò mai! Oh quanto, donne, gravemente pecca colei che con liquori o erba o polve

quelle fonti santissime dissecca, dissecca quelle fonti, o indietro volve, che Dio diede a l'età de l'innocenza, mentre che ne le fasce ella s'involve!

Per me non credo, ch'abbia differenza da l'un peccato a l'altro, che gravi oncia, ma sian quasi di pari penitenza, donna che, pregna, di sua man si sconcia,

perciò 'l ventre già molle non arrughi, onde nuda talor ne paia sconcia; o altra, che del petto i rivi asciughi, per servar tonde e sode le sue poppe,

e quel dono di Dio dal mondo fughi. Quella d'uom cominciato il filo roppe, e, qual ombra che 'l seme in erba adugge, l'opra in man di Natura ella interroppe:

questa, il cui parto il sangue suo non sugge, offende uom già perfetto, uom giunto a luce, e l'opra fatta, in quanto a sé, distrugge. A tor quel vitto al figlio, empia! s'induce,

ch'è suo da che nel cor l'anima gli entre, e ch'egli, uscendo fuor, seco s'adduce. Forse quel sangue, già vermiglio mentre giù si giacea, non è quel medesmo oggi

dentro le poppe, ch'era pria nel ventre; lo qual, per dar a l'uom, poi ch'indi sloggi, senza schifo l'usato suo sostegno, vuol Dio, che color muti, e su sen poggi?

Volete voi veder, se 'l suo disegno nel far del mondo fu, che tra ' mortali ogni madre allattasse il caro pegno? che a tante e tante guise d'animali,

fin a que' tanti mostri d'Etïopia, diede lor poppe, e non a tutti eguali. Ne dié a voi due, non già per maggior copia, ma che, accadendo far proli gemelle,

ciascuna avesse la sua fonte propia: a cagne, a capre, a scrofe, a tutte quelle che son via più feconde, ne dié molte, che a par de' figli avesser le mammelle.

Può esser, care donne, ch'a le volte il core un verme non vi morda e roda, quando a pensar di voi sete rivolte? Deh, se bramate in terra e premio e loda,

non siate, donne, sì crudeli et empie, facendo al mondo, ai vostri et a Dio froda; anzi ognuna di voi, prego, contempie, con quanta arte Natura in voi governe,

quando del bel liquor le mamme v'empie. Ché, poi che ne le parti via più interne formò quel sangue, e fece di se stesso tutto il corpo de l'uom, qual fuor si scerne,

e che 'l tempo del parto ne vien presso, ei ne' luoghi di sopra se ne saglia, e 'l cibo usato appresti a l'uscir d'esso, e, qual buon capitan, di vettovaglia

proveda a le sue genti d'ora in ora, che non teman di fame, che l'assaglia; e per diverse vie, tutti in un'ora, quasi di pari passo caminando,

il parto e 'l nudrimento vengan fora. Or chi sarà colei che, contemplando in ciò l'affetto ardente di Natura, da sé non metta l'amor proprio in bando,

e che non si disponga a soffrir dura et aspra vita, per notrir suo parto con ogni tenerezza et ogni cura? Io non vo' dir, che 'l popol moro e 'l parto

han le mogli di voi via più amorose, et ogni gente esposta a l'austro o a l'arto; ma, per farvi vermiglie ambe le rose de' bei volti, dirovvi; donne mie,

che son le fiere più di voi pietose. Vi basta dunque il cor, sendo sì pie, d'usar coi figli vostri la fierezza che non usan coi lor fiere più rie?

Venga qual sia più a carne umana avezza e lupa e tigre ircana e leoparda: che ognuna i figli nutre et accarezza. Né mai fiera è sì brava e sì gagliarda,

come a tempo ch'ella ha suoi figliuolini, e che gelosa se gli allatta e guarda; e lupa, ch'avrà dieci lupicini, e tutti in seno se gli tiene stretti,

fin che ciascun per sé furi e camini. Latte non han gli augelli ne' lor petti; ma i vostri, o donne, ben devria far molli il veder loro e i figli pargoletti,

come sempre li tengano satolli. Io so, ch'avete ne' poderi vostri de' colombi e de l'anatre e de' polli: vedete i figli lor cibar coi rostri,

coprir con l'ale e ragunar col grido, e in quanti modi l'amor lor si mostri. Che fanno i cigni, da che son nel nido i nudi figli, sin che veston piume,

sì che volar possan di là dal lido? La madre sì gli guarda, mentre il lume ella ha del dì, la notte il padre a nuoto su l'ale li diporta per lo fiume.

So che per fama quello augel v'è noto (se ben non fe' mai per quest'aria il volo), che apre il suo petto ai figli sì devoto. Fiere et augei nutron di figli un stuolo;

e voi, donne gentil, donne sovrane, vi disdegnate di nudrirne un solo? Non pur le proprie carni, ma le strane allevan bruti. È amicizia quella,

o sdegno et odio, ch'è tra 'l gatto e 'l cane? E vist'ho, in casa d'una mia sorella, cagna morir, mentre i suoi figli allatta, che viver non potean senza mammella,

e nel suo loco entrar pietosa gatta, e nudrirgli e crear fin a l'etade per se stessa a cibarsi e viver atta. Nutre bestia i nemici per pietade,

e noi mandiamo i nostri figli altrove: oh vituperio de l'umanitade! Di Spagna, dal Perù, da l'Indie nove recar vi fate or cagnin rosso or bianco,

e d'ogni estremo lido in che si trove, e non vi s'allontana mai dal fianco, non pur gli aprite il sen, gli date il lembo, ma in petto a fiato a fiato il chiudete anco;

e i figli vostri, che né sol né nembo dovria scostar da voi, par che vi grave tener ne' tetti, io non vo' dir nel grembo! Senza che di sua mano asterga e lave,

notrir può figlio gentildonna accorta; onde poi maggior debbito se n'àve. Di nulla figlio a madre obligo porta, come quando ella stessa sel notrica;

se ben giacque per lui più volte morta. Il generarlo vien senza fatica e non senza piacer, ben che 'l contrario da qualche una di voi talor si dica;

il girne grave è atto necessario, la tema, il rischio, il partorir, la doglia: solo il tenerlo a petto è volontario. Ma che donna non possa, o che non voglia

notrir suo parto; almen più destro modo s'usasse in cercar femina che 'l toglia! Ove che sia, per quante io veggo et odo, quel che più ne le balie si domanda

è il latte fresco e 'l petto colmo e sodo, e si prende ugualmente e d'ogni banda ove si trovi, e spesso a prender viensi per un vil servitor, che a ciò si manda.

E s'ella è putta o rea, s'ha scemi sensi, o s'altro ella ha di mal, quando si piglia nessuno è che vi miri o che vi pensi: s'è bianca o bruna, o pallida o vermiglia,

e 'n complession (che ben si mostra al viso) è contraria a la madre, o le somiglia. Ed è questo uno accorto, util aviso, d'importanza quanto altro ch'io ne scorga,

prima che 'l figlio sia da voi diviso. Purché qual pianta il fanciullin ne sorga, che importa, alcun dirà, chi sia la donna che in grembo il cresca, e 'l petto suo li porga?

Siano avi del fanciullo Orso e Colonna, e sia la balia sua di San Nastaso: pur che 'l nudrisca e sazii, ella è madonna. Chi dirà ciò né men dovria far caso,

quando il corpo si generi e si forme, di che sangue si faccia et in che vaso. Qual ragion vuole (oh cosa troppo enorme!), che, se del sangue vostro entro si pasce,

poi fora abbia alimento sì disforme; e che la nobiltà che seco nasce e 'l chiaro seme e i bei principî onesti si corrompan col latte ne le fasce,

e 'l petto altrui quasi gli ammorbi e 'mpesti? Qual'è il villan sì rozo e sì ignorante, che in nobil tronco unqua vil ramo innesti? Patirem dunque noi, che 'l nostro infante,

di sangue gentilissimo formato dentro a viscere illustri e caste e sante, debba ricever spirto e 'ntrodur fiato d'un corpo vil, d'un animo cattivo,

ne l'animo e nel corpo suo ben nato? Meglio saria farlo di vita privo, che in tal guisa il notrir; poi che si stima peggio assai del morir l'esser mal vivo!

Tanto imprime in un vaso quel che prima vi si pon, che 'l suo odore indi levarsi non può mai più, con acqua né con lima. In questo Ispagna ancor dovria lodarsi,

ove ogni nobil donna a mercé tiene de' figli d'una illustre balia farsi: anzi in Galizia han ciò cotanto a bene, che senza alcun rossor donna gentile

nati d'altra a sé pari a notrir viene. La nobiltà, l'altezza signorile, che tanto da' suoi ceppi oggi traligna, perché credete che sia bassa e vile?

Di che talor la plebe, empia e maligna, a voi suol recar colpa, e dice, e crede, che al terren vostro indegna pianta alligna. Questo degenerar, che ognor si vede,

sendo voi caste, donne mie, vi dico che d'altro che dal latte non procede: l'altrui latte oscurar fa il pregio antico degli avi illustri e adulterar le razze,

e s'infetta talor sangue pudico. Vedem di saggie madri figlie pazze, e d'onorati padri infami figli, tutto dì, per le case e per le piazze.

Dal latte ogni animal convien che pigli gran qualità, che inclina, se non sforza, che 'l fanciullo a la balia al fin somigli. Non pur in quanto al corpo et a la scorza,

ma su l'animo stesso e sui costumi, il latte a par del seme ha quasi forza. Così quel vero sol gli occhi vi allumi a seguir l'orme mie, qual io mi sono,

e vi toglia dinanzi l'ombre e i fumi: fumi di fasto et ombre d'onor sono e d'amor proprio, quei che v'han tenuto tanti anni, e tengon, fuor del camin buono.

Basti, donne, il mal fatto e 'l ben perduto; e perdonate, prego, s'io vi pungo con un ago troppo aspro e troppo acuto. Ho detto assai, né pur al mezzo giungo;

ma acciò che, donne mie, non vi dia angoscia più io che non le balie, col dir lungo, riposiamoci un poco, e torniam poscia. Se avrò nel mio parlar tanta virtute,

che alcuna di voi, donne, si converta, e 'l fero stil da oggi inanzi mute; il terrò più che se mi fosse aperta e spianata la strada di quel monte,

ch'io trovai sempre così chiusa et erta, e più che se cingesse la mia fronte quel ramo, in guiderdon de le mie rime, che sôle ornar chi bee nel sacro fonte.

Cerchi altri nel cantar le lodi prime; ch'io, pur che dal mio dir tal ben proceda, gloria non è che più gradisca e stime. Ma, quando tanto onor non si conceda

a la mia bassa musa, assai mi basta, che del mio buon voler segno si veda. E s'altrui colpa al mio desir contrasta, tempo verrà, che da tre donne in pregio

non meno l'esser pia che 'l viver casta: né sangue illustre avrà, né titol regio, che d'obligo sì santo vada escluso, e voglia sovra l'altre privilegio.

Così la Parca tanto stame al fuso, donne, de' vostri dì fili ed attorca, che siate vive a tempo del buon uso. Se, mentre in culla un fanciullin si corca,

tanto s'attende, o se si fascia o scopre, che gamba o mano o piè non si gli torca; e se, da poi che fascia più nol copre, si batte su le man, qualor le lieve,

perché la destra e non la manca adopre; se tanta cura s'ha, quando uom s'alleve, in evitar del corpicciuol gli stroppi; quanto ingegnar la madre, o più, si deve,

che l'alma tenerella non si stroppi d'un vizio, o d'altro reo, che seco porti il seno di colei che sugga e poppi! Vi parrà de le cose a creder forti

quel ch'io vi dissi, o donne; et è pur certo, che 'l latte al par del seme quasi importi. E 'l potrete provar, chiaro et aperto, se i vostri contemplate e gli altri frutti,

come l'intende ogni uom saggio et esperto. Vedrete cinque o sei fratelli, e tutti di costumi e di vita assai diversi, como se da più madri sian produtti.

Nol fan pianeti, prosperi et aversi; ma il latte, l'alimento lor primiero, che può far buoni gli animi e perversi. Or, se 'l desio d'un nespilo o d'un pero

o d'altro, ch'abbia donna allor ch'è pregna, e troppo si profondi in quel pensiero, può tanto, che in quel membro il frutto segna del fanciullin, ch'a se medesma tocca

la madre a tempo che 'l desio più regna; quanto più de' poter quel che per bocca sua propria gli entra, e 'l nutre un anno o due, latte di rea, di perfida o di sciocca?

E se in uom fermo e su le forze sue la qualità de' cibi molto pote, che può in un che l'altrier prodotto fue? Usi uom solingo e pallido le gote

quel pomo insano, c'ha il color qual negro: vedrete se 'l cervello si gli srote! Et al contrario, ancor che grave et egro, dategli et oro e gemme trite a bere;

ch'avrà la mente queta e 'l volto allegro. Non pur si può negli uomini vedere quel che possa ne' parti una indegna esca; ma ne le bestie stesse e ne le fiere.

Provi pastor, come di sen loro esca, che la capra e la pecora col petto l'una i figli de l'altra allevi e cresca: e vedrà riuscir contrario effetto

al naturale; perché il pelo a l'agna verrà fuor duro, e morbido al capretto. E i cagniuoli, o sian nostri o di Brittagna, perché 'l valor dei padri in lor si servi,

non den latte assaggiar di strana cagna. E i lupi esser men ladri e men protervi col canin latte, et alterar di pelo vedrà, s'a prova un cacciator l'osservi.

Cangia negli arbor frutti e fronde e stelo il trarsi in altra terra la lor sete, svelti da quella ove pria vider cielo. Arbor felice verdeggiar vedrete

nel seno d'una valle opaca e molle, e far l'aria odorata e l'ombre liete; e, trapiantata in qualche poggio o colle, il nudrimento de la nova terra

ogni vaghezza, ogni splendor le tolle. Oltra che in altrui danno da voi s'erra, mentre altre son de' vostri parti altrici; voi stesse a voi vi procacciate guerra.

Non dite: O tempi tristi et infelici! quando sete dai figli voi neglette, o essi son de' padri poco amici: perché 'l Rettor del Ciel vole e permette,

che, s'or vi li togliete voi dinanzi, poi, grandi, essi ne faccian le vendette. Ben previde Natura molto inanzi questo error vostro; e, perché non s'annulli

il mondo, ch'ella vuol ch'ognor s'avanzi, fe' così ghiotti, amabili i fanciulli, gli fe' più dolci in quelle età più acerbe, e gli adornò di tanti bei trastulli;

ché, spregiati da voi, madri superbe, sia chi gli abbracci, e 'ntanto che gli alleva, con diletto gli affanni disacerbe. Tener la balia dunque non v'agreva,

donne, incarco che Atlante stancherebbe, e 'l bambin sì, ch'ognor gran noia leva? Quando per quello amor che ai figli debbe schifar donna le balie non volesse,

fuggirle per suo comodo dovrebbe! Benché ponga in non cale ogni interesse, chi è che soffrir possa un anno o dui i cordogli e le noie che dànno esse?

Se date il vostro figlio in casa altrui, mostrate un disamor, tutto in un tempo, e con Dio e con gli uomini e con lui: né vedete s'egli ha suo dritto a tempo,

e del bene e del mal sapete rado, et egli è mal trattato il più del tempo. E se non è, mel credo o persüado: e come amar la balia il potrà molto,

se vede ch'a la madre è poco a grado? E 'l fanciullo ad amar tutto fia volto colei che baci, e poppe, e madre chiame: tanto gli è il vostro, come ogni altro volto.

Rompete quel dolcissimo legame, che la madre col figlio d'amor lega, onde più lui, che gli occhi o se stessa, ame: e se pur nol rompete, chi mi nega,

che 'l nodo non s'allenti, e che men prema, mentre altra al vostro officio si delega? Quel pensier, quel fervor, quell'ansia estrema, che intorno ai figli, o madri, v'arde e punge,

se son lontani, intepidisce e scema: chi non sa, che ogni oggetto che sia lunge di vista altrui, se 'l tempo non è corto, dal cor, come dagli occhi, si disgiunge?

Poco è maggior l'oblio d'un figliuol morto, di quel d'un vivo e messo in un villaggio a pro de' contadini et a diporto. Vien sozzo, e poco generoso e saggio:

qual'è il villan che 'l tiene e la casuccia, tal sarà 'l petto suo, tal il coraggio. Vi vien la balia a casa, ogni festuccia, coi figli et altri; e, se non han lor mensa

e carezze e lusinghe, ella si cruccia; e se riede a man vôta, tiensi offensa; né vi vien mai, né figlio mai vi mostra, che di borsa non scemi e di dispensa.

Se tenete la balia in casa vostra, più si pate in quei mesi che in cento anni; se tanto può durar la vita nostra. Oh, s'io volessi raccontarvi i danni,

che n'apporta il tener d'una nutrice, e i dispetti e gl'incomodi e gli affanni; sarebbe, donne mie, come si dice, un golfo entrar che non ha fondo o riva,

e vi vorebbe ingegno più felice! Et oltre ch'io ve ne ragioni e scriva per tor di collo a voi cotesto giogo, che di riposo e di piacer vi priva;

follo anco volentier, perché mi sfogo, mentre ne parlo altrui, l'ira e la rabbia, che arder mi fan più che fornace o rogo. L'esser ingrata è 'l minor mal ch'ella abbia,

questa schiera che 'l mondo oggi conturba: ciò che lor fassi, è un gittar seme in sabbia. Più disagia, e danneggia, e logra, e turba ne' tetti altrui l'albergo d'una balia,

che non fan di soldati una gran turba; soldati non di Spagna, ma d'Italia, e che sian di quei Bruzii, o del paese che prima salutò la nave idalia.

Io ho tanto imparato a le mie spese, che predicar potrei cento quaresme dell'esser loro sì strano e sì scortese, e empirne, non che i fogli, ma le resme;

ma, perché il più di voi credo che n'aggia, vel potrete pensar per voi medesme. Non è persona così destra e saggia, che con la balia sua, tra fosco e chiaro,

schermir si sappia, che talor non caggia. Se mostrate, il fanciullo esservi caro e gradir lei, l'orgoglio più s'infiamma, e l'ingordigia sua non ha riparo:

se fingete il contrario, la sua mamma trova il bambin asciutta o d'ira calda; venen, non latte, è quel che sugge e mamma. Quale è troppo sfacciata e qual ribalda

(cosa che importa ad onorate case), qual ritrosa, qual ruvida, qual balda. Bisogna ch'uom più spie, guati ed annase in sceglier balia, e santi e Dio c'invochi,

che in tor donna non fa, con cui s'accase. Che guardi ond'ella viene, e di quai lochi; e ben si può tener aventuroso chi a balia incontri ch'aggia de' suoi pochi.

Albergar tutto il giorno or frate or sposo, or altrui che per frate ella v'additi, non è noia che turba ogni ripose? L'intrattenergli e 'l far lor de' conviti

e l'altro saria poco; ma bisogna, che noi guardiam le mogli da' mariti: non già, che in casa altrui faccian vergogna; ma ch'ella non s'impregni, onde corrotte

sian le due fonti, o arida la spogna. E perché tutte son voraci e ghiotte, star vi convien con gli occhi aperti sempre; ché, se no 'l dì, v'inganneran la notte.

Non par che 'l sangue, o donne, vi si stempre, quando il vostro fanciullo infermo piange, e la balia bisogna che si tempre? Chi temprerà villana, sì che mange

quel ch'a lui giovi, e schifi quel che noccia, e per duo giorni cibo e vita cange? Chi impetrerà da lei, che una sol goccia ber voglia d'un liquore o d'un sciropo?

E s'una volta il bee, cento il rimproccia. Quando di lor bontà s'ha maggior uopo, allor son più malvagie e sconoscenti, e l'util solo han per versaglio e scopo.

Quanti vedete ne le fasce spenti fanciulli che sarian forse invecchiati, se non bevean quei latti sì nocenti! Chi potrà tutte dir le infermitati,

che 'l latte improprio nei fanciulli arreca, onde poi grandi e vecchi son vessati? Un assorda, un ammuta, un altro accieca, un altro se ne va sempre carpone,

fin che la Parca il filo rompe o seca. Quanti sono i perigli, ove uom si pone, e, quel ch'è peggio, ov'egli spesso incorre, quando non si conoscan le persone!

Quanti, credendo di venire a tôrre quel ben che i figli nutre e sostien vivi, dànno in quel mal che Francia e 'l mondo corre! E 'l povero innocente, pria che arrivi

a l'età del peccar, quei morbi prova, che Dio dà per flaggello de' lascivi. Cosa dirò, che parrà strana e nova; e siate certe, o donne, che ad alcune

madri avenuto esser talor si trova: che i figli vi si cangian ne le cune (vi parrà la comedia d'Arïosto!). Perché? direte. Per cangiar fortune.

Ché tal, che da la madre esser esposto doveva a la pietà di chi 'l pigliasse, divien signor, ne l'altrui loco posto, et ella che 'l cangiò tacita stasse,

e tra sé gode il ben ch'al figlio ha dato, e a tempo, se le par, conoscer fasse; e colui, quando il sappia, s'egli è grato, pargli aver a la madre obligo doppio:

pria, che 'l fece uomo, e poi, che 'l pose in stato. Sempre vi trema il cor di qualche stroppio, mentre le balie in braccio i fanciulli hanno, e vi par d'ora in ora udir lo scoppio.

Si fan peggior le balie d'anno in anno; nove leggi ogni dì sono introdutte, e tutte in util loro e 'n altrui danno. Vonno i gran soldi, von le vesti tutte

dei figli vostri; e, s'una lor si veta, attendete veder le poppe asciutte. Bisogna ch'uom le tratti da poeta, se ben vena ei non ha; ché tutte vonno

quella canzon, per lor, non per noi, lieta. Per estirpar da noi quantunque ponno, cercan di quelle voci anco esser paghe, che su la cuna cantano — Vien, sonno —!

Sempre dei nostri danni elle son vaghe: se le dèste le cene di Lucullo, non sperate che balia se n'appaghe. Sia pur vezzoso e vago il bel fanciullo:

ché più vi dà la balia angoscie e duoli, ch'ei non vi potrà dar gioia e trastullo. Rara è la balia, che non furi o involi: vi è forza sempre star sopra di voi,

né mai forzier lasciar aperti e soli. Non pur i tempi d'oggi insegnan noi, ma degli antichi molti esempî avemo, ch'ogni madre s'allatti i figli suoi.

Finger balia di Romolo e di Remo la lupa, o donne, che pensate sia, se interpretar la favola vorremo? Un mostrar, che ciascuna altra, che dia,

fuor che la madre, latte al fanciullino, è lupa ingorda e fera ladra e ria. E s'egli è istoria, fu voler divino, che nel fondar di Roma mostrar volse

la grandezza de' fati e del destino. Chi nudrì, chi lavò, chi in fasce accolse il Re del ciel, la maestà divina, quando uom qui nacque, e carne umana tolse,

se non la madre sua, l'alta Reina, quella che fu nel mondo, et è, sol'una, a cui la terra assorge e 'l cielo inchina? Ella sel tenne in grembo et ella in cuna,

ella a città portollo et ella a tempio, né parte mai v'ebbe altra donna alcuna. Or non devria bastar questo uno esempio, s'avete del devoto e del fedele,

a ritrarvi d'error sì crudo et empio? Oh quante son le colpe e le querele (parmi quasi d'udirne le parole), che vi si dan d'un atto sì crudele!

Natura inanzi a Dio di voi si dole, da poi che, mercé vostra, in van s'affanna, per darvi da notrir la cara prole. Ogni animal ch'è in terra vi condanna;

la Pietà, che dal cielo il tutto mira, di là, per no 'l veder, gli occhi s'appanna; la Carità materna ne sospira, e la cristiana, di ben far ingorda,

quanto arder suol d'amor, tanto arde d'ira; la Nobiltà, de l'altrui macchie lorda, via più ch'altra che sia, par che si lagne, ché col sangue contrario mal s'accorda;

Valor e Cortesia seco ne piagne, e la Creanza et ogni altra virtude, che de la Nobiltà furon compagne; i vostri figli, con quel pianto rude,

quando fêre maggior l'orecchie vostre, chiaman voi, madri, dispietate e crude: insomma, il vostro error par ch'ognun mostre, contra voi gridi 'l ciel, la terra e 'l mare,

il petto, il sangue, le viscere vostre. Disponetevi omai, donne mie care, al santo officio, ad opra così buona, miglior di quante ne potreste fare!

E 'n dirvi donne, intendo ogni persona del nobil sesso, et una non ne salvo, sia quantunque di cerchio o di corona. Portate tutte i vostri parti (salvo

quelle c'hanno il petto arido, o son egre) così or nel grembo, come pria ne l'alvo. Notritevegli voi, ognor più allegre: perché parte maggior non v'abbia il padre,

siate de' figli vostri madri integre. Non è pazzia, gioveni mie leggiadre, che nobil donna, potendo esser tutta, meza si faccia del suo figlio madre?

Che foggia è questa, così scema e brutta, di meze madri e di partito pondo, dal gran nemico su la terra indutta? Così fu sempre, mi direte, il mondo;

quel che le nostre madri a noi già denno, or noi rendemo ai figli. Io vi rispondo: facendo voi quel ch'altre pria non fenno, senza che Chiesa il dica, o re il comandi,

maggior sarà la bontà vostra e 'l senno. E quanto più sarete illustri e grandi, primiere a poner man, che a' nostri tempi pensier sì santo in opera si mandi,

più sarete cagion coi vostri esempî, che d'imitarvi ognuna si diletti, come ella in voi tanta virtù contempi. Or se vedessi (o giorni benedetti!)

le Colonne, l'Ursine, le Gonzaghe e l'altre tai coi cari figli ai petti; non spereresti, Italia, le tue piaghe veder sane, e tornar l'antica gloria

e quelle genti tue d'onor sì vaghe? Vedessi la seconda tua Vittoria (d'età seconda, ma di fama prima), onde il mio buon Toledo oggi si gloria,

e più per lei se stesso or pregia e stima, che per quante vittorie Adria e Tirreno, Africa et Asia e 'l mondo gli dier prima; vedessi lei nel casto, inclito seno

stringer dolce bambino, e trarne fore nettar celeste, non liquor terreno! Non ti parria veder Febo od Amore poppar sua madre, e 'l bel bambin non latte

ivi ber, ma virtù, senno e valore? Donne illustri, e da Dio per norma fatte de l'altre donne; la cui luce splende sovra quanto il sol fere e l'onda batte;

poi che il riposo e l'onor nostro pende dai figli (quai si siano) di voi altre; se d'allattargli voi vi si contende, almen in cercar balie siate scaltre.

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La balia. · Luigi Tansillo · Poetry Cove