Io canteria di voi sì lungamente
Che mi farei da l'Indo al Mauro udire,
Se a par gisser le voci al bel desire.
Ma se nel ciel, donde voi siete mossa,
Donna, non che nel mondo,
Fra le più belle e più leggiadre cose
Beltà non trovo a cui sembrar vi possa,
Del mio lungo tacer mi scuso e glorio.
L'oro, il cristallo, l'ebano, e le rose,
I rubini, le perle, e 'l terso avorio
Tanto han del vostro bel minor bellezza,
Quanto ha del morto il vivo più vaghezza:
Venere e l'altre stelle
Tanto di voi, quanto del sol men belle:
E 'l sol tanto minore,
Quanto è del riscaldar l'arder maggiore.
Che dirò dunque? Nulla. Io mi confondo:
Io non so più che dire,
Se non: cangisi il nome che avea pria,
E chi vuol dir beltà, dica Maria.