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1510–1568

II

Luigi Tansillo

Amor, ch'alberghi e vivi entro il mio petto, Spargi a le voci mie quella dolcezza, C'hai di tua mano intorno al cor raccolta; Poi che cantar mi fai nova bellezza,

Dammi dolce lo stil, com'è il soggetto, Sì che 'l gradisca più chi più m'ascolta: Esala alcuna volta I tuoi dolci sospir mentr'io ragiono,

Perché più dolce suono Portin le mie parole a gli altrui orecchi: Sian queste rime specchi De l'alma; onde s'avvien, ch'altri l'intenda,

Il bel, che dentro asconde, fuor risplenda. Bellezze rare in cielo, e 'n terra sole, Invidia a le altre età, gloria a la nostra, Face d'amore, e sol degli occhi miei,

Se quanto l'alma col pensier mi mostra Mostrar potessi altrui con le parole, Ragionando di voi, cose direi Sì nove, che farei

Agghiacciar gli Etiopi, arder gli Sciti, E i vostri onor graditi Sariano forse in parti al sole ignote. Or ciò, che le mie note

Cantan di voi, tanto è minor del vero, Quanto può men la lingua, che 'l pensiero. Se mille volte il giorno in voi risguardo, Mille nove cagion, perch'io più v'ami,

A l'alma desiosa il senso adduce. Getta il soave riso ognor novi ami, E nove fiamme piovon dal bel guardo: Questo, e vieppiù fa il bel che fuor riluce.

Ma quando mi conduce La mente a penetrar l'alta virtude, Che l'alma bella chiude, Parmi allor, che la bocca, e gli occhi, e 'l riso,

E i membri in paradiso Fatti per man de gli angeli, e di Dio, Sian la minor cagione de l'arder mio. Chi poria mai narrar l'alte infinite

Grazie del ciel, ch'a larga man vi denno, Alma real, tutti i miglior pianeti? Venere la beltà, Mercurio il senno, E le parole, ch'a l'inferno udite,

Quei c'han pena maggior farian più lieti. Cerchin pur i poeti Questo e quel monte, ch'io, per farmi chiaro, Da vostra bocca imparo:

Voi siete il mio Parnaso, e 'l mio Elicona, Solo per voi risuona La Musa mia quel poco che rimbomba, Voi mi date lo spirto, io son la tromba.

Guarda la fronte vostra, alta onestade, Che con lancia e con scudo a chi vi mira Egualmente d'Amor fere, e difende. Ogni occhio, ogni pensier, che 'n voi si gira,

Convien che sia nemico di viltade. Dunque se un'alma, ch'al miglior s'apprende, In seguir voi s'accende, Non se ne meravigli il mondo errante,

Se le cagion son tante: Benché il mio ardor non fu nel mondo acceso, Né d'esca umana appreso, Ma in più leggiadra guisa, e 'n più bel loco,

Prima che nascess'io, nacque il mio foco. Fra le più sante Idee, fra le più belle, Che in grembo a la divina e prima mente Riserbasse l'eterno lor Fattore,

Splendea la vostra in ciel, non altramente, Che in bel seren la luna fra le stelle, Onde infiammò la mia del suo splendore. E tanto ella fea onore

A lei nel ciel, quant'io ne fo qui a voi; E come ard'io fra noi, Ella ardeva fra lor, qual vera amante: Così mill'anni avante

Ch'alcun di noi venisse a caldo a gelo, Il nostro amor s'incominciò nel cielo. Fece l'eterna man vostra sembianza E mia là suso di conformi tempre,

Perché l'idea nel ciel, l'anima in terra Con più vivace ardor v'amasser sempre, Dando forza al disir la somiglianza. Qual tronco, ove s'innesta, che s'afferra

Col ramo, e in un si serra, Tal io, nel cor tenendo il bel simìle, Per farmi più gentile, Tutto col tempo in lui mi trasformai.

E se me stesso amai, Via più che il bel Narciso, ed ama ognora, Il pensar che son voi, sol m'innamora. Di quanto io servo, il premio

Sia questo, Amor: quella beltà infinita, Che innanzi de la vita Cotanto amai, fa che dopo la morte Io ami e via più forte:

Che non temo io sì del morir la doglia, Come che d'amar lei non mi si toglia.

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