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1510–1568

CXXXIX.

Luigi Tansillo

Due volte il bel monton con l'aureo corno, Ma non qual suole, aprio la stagion vaga, Da che la bella ed inclita Gonzaga Chiuse i bei lumi, che ad Amor fean giorno.

Quanti canori cigni fean soggiorno Là, 've Sebeto per gran duol s'allaga, Pianser lei spenta, e celebrar la plaga D'Italia, ond'ebbe morte eterno scorno.

Io solo tacqui, augel palustre e roco, Colpa di troppo amor, non già difetto, Lei che arse il mondo di suo santo foco; Ché per sì lagrimoso alto soggetto

Avrei voluto, e mi parean pur poco, Ne gli occhi un Mincio, ed un Maron nel petto.

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