Occhi, nel cui splendor mirando il sole,
Sente a' suoi raggi raddoppiar gli ardori;
Guardo seren, che te stesso innamori
E a me fai caro ciò che più mi dole;
Bocca gentil, che a l'oriente invole
Il pregio de le gemme e de gli avori,
Uscio del paradiso, ond'escon fuori
Note celesti, invece di parole;
Se, quanto a gli occhi miei voi siete care,
Tanto Apollo al mio stil fosse cortese,
Mille e mille anni vi farei nomare:
Le genti che verran, d'invidia accese,
O bellezze, diriano, al mondo rare,
Beata chi vi vide e chi v'intese.