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1510–1568

CXXI.

Luigi Tansillo

Era a cantar mia voce un tempo avvezza L'eccelse lodi altrui, l'alte mie doglie: Or quei legami, che pietà discioglie, La lingua e 'l cor m'annodan di dolcezza.

Onde tacer convien l'alta bellezza, 'U lingua e stile ho consacrate e voglie. Amor, che giova il ben, poi che mi toglie Quel poco che di me via più s'apprezza?

E forse a gli occhi santi, ond'esce il seme De le dolcezze mie, parrà che 'l dono, Che sovra 'l ciel gradisco, io tenga a vile. Non vo', Signor, che 'l mio diletto sceme:

Tienmi nel paradiso ove oggi sono, E doppiando il piacer doppia lo stile.

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