Era a cantar mia voce un tempo avvezza
L'eccelse lodi altrui, l'alte mie doglie:
Or quei legami, che pietà discioglie,
La lingua e 'l cor m'annodan di dolcezza.
Onde tacer convien l'alta bellezza,
'U lingua e stile ho consacrate e voglie.
Amor, che giova il ben, poi che mi toglie
Quel poco che di me via più s'apprezza?
E forse a gli occhi santi, ond'esce il seme
De le dolcezze mie, parrà che 'l dono,
Che sovra 'l ciel gradisco, io tenga a vile.
Non vo', Signor, che 'l mio diletto sceme:
Tienmi nel paradiso ove oggi sono,
E doppiando il piacer doppia lo stile.