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1510–1568

CXLIX.

Luigi Tansillo

Per fuggir la mia morte, alma mia spene, Che ne' begli occhi vostri alberga spesso, Fuggo talor, ma pur da quella oppresso, Lontan da voi, dolente, Amor mi tiene.

Questa vita è peggiore e di più pene; Ond'io ritorno; perché vedo espresso, Poi che debbo morir lungi od appresso, Ch'è men male il morir dov'è il mio bene.

Non cessin dunque più gli usati sguardi, Si ch'io veggia il mio sol lucente e divo, E prenda del morir qualche conforto; Perché so ben, ma me n'accorgo tardi;

Chi vi vede e non muore, non è vivo, Chi non vi vede e vive, è più che morto.

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