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1510–1568

CXLII.

Luigi Tansillo

Quando il celeste ed immortale auriga, Carco di lumi il carro, esce dal Gange. E la notte che muor languida piange, E del suo pianto i fiori e l'erba irriga,

Il riposo del mondo in nuova briga Convien che fra' mortai ratto si cange: Chi fende l'acque, e chi la terra frange; Ognun riede a l'usata sua fatica:

E chi la notte langue, il dì s'acqueta: Ciascuno in bene o in mal cangia fortuna; Sol' io sempre in un stato mi rimango. Perché 'l raggio spuntar del mio pianeta

Non veggio né col sol né con la luna, Così 'l mattin, come la sera piango.

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