Quando il celeste ed immortale auriga,
Carco di lumi il carro, esce dal Gange.
E la notte che muor languida piange,
E del suo pianto i fiori e l'erba irriga,
Il riposo del mondo in nuova briga
Convien che fra' mortai ratto si cange:
Chi fende l'acque, e chi la terra frange;
Ognun riede a l'usata sua fatica:
E chi la notte langue, il dì s'acqueta:
Ciascuno in bene o in mal cangia fortuna;
Sol' io sempre in un stato mi rimango.
Perché 'l raggio spuntar del mio pianeta
Non veggio né col sol né con la luna,
Così 'l mattin, come la sera piango.