Corse Ippolita il ciel di spera in spera,
Del bel peso mortal già scarca e scinta,
E vide il padre invitto ne la quinta,
Cui, viva, ella sì cara e simil' era.
Figlia de l'alma mia, sembianza vera
Del volto mio da Dio ritratta e pinta,
Qual Parca, disse, t'ha sì tosto estinta,
Perché laggiù bellezza e virtù pera?
Risponde ella e s'inchina: se ai bei membri
Ti sembrai tanto, o padre, ed ai sembianti,
Non vuoi che ai gesti ed al valor ti sembri?
Tu con l'armi e col cor sul fior del pelo
Vincesti il mondo: io con altre opre e sante
Giovane e bella ho guadagnato il cielo.