Quel nodo, ch'io pensai che fosse sciolto,
Anzi rotto dal duolo e da gl'inganni,
Qual, non dal giogo pur di due tiranni,
Sdegnando, un cor penoso avriano tolto,
Ma dal seno di Giove, or dopo molto
Volger di ciel, girar di mesi e d'anni,
Par che di nuovo al pianger mi condanni,
E stia nel cor via più che prima involto.
Ma se doppiando il duol (miser che spero!)
Un'altra volta, sua mercè, mi snodo,
Terrò la fuga per miglior sentiero:
E, perché stral d'amor più non mi tocchi,
Di quei diamanti, ond'ei compose il nodo,
Mi farò scudo al petto, e schermo a gli occhi.