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1510–1568

CXIV.

Luigi Tansillo

Quando io penso a l'error, donna, commesso Con sì poca ragion, con sì gran torto, Vergogna e duol mi premon sì, che porto Invidia quasi ai morti, odio a me stesso.

Per gioir del tesor, ch'era concesso A gli occhi miei, doveami parer corto Quantunque gira il sole, e mal accorto Poco 'l pregiai, tenendol' io d'appresso.

Vendetta del mio fallo io chiederei, Se dal principio ognor pena ed affanno Non mi avesse portato a gli occhi miei. E qual più gran martir, qual più gran danno,

Che viver senza voi, soffrir potrei? L'error dunque e la pena insieme vanno.

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