Quando io penso a l'error, donna, commesso
Con sì poca ragion, con sì gran torto,
Vergogna e duol mi premon sì, che porto
Invidia quasi ai morti, odio a me stesso.
Per gioir del tesor, ch'era concesso
A gli occhi miei, doveami parer corto
Quantunque gira il sole, e mal accorto
Poco 'l pregiai, tenendol' io d'appresso.
Vendetta del mio fallo io chiederei,
Se dal principio ognor pena ed affanno
Non mi avesse portato a gli occhi miei.
E qual più gran martir, qual più gran danno,
Che viver senza voi, soffrir potrei?
L'error dunque e la pena insieme vanno.