Fiume, che ricco, se ben tal non parti,
Ten'entri al mar senza favor di verno,
Del gran padre Appennin figliuolo eterno,
Ch'hai cento frati per Italia sparti;
Quanti Ercoli vedesti e quanti Marti,
Ch'avean virtute in pregio, e morte a scherno,
Mentre il Tebro del mondo ebbe il governo,
E diede leggi a le sue quattro parti;
Quanti Flacci e Maroni e quanti Arpini,
Onde ogni età divenne poi sì parca,
Udir queste onde, e queste tue pendici?
Onora il novo Ispan, ch'il tuo sen varca,
Che non ebber gli antichi tuoi Latini
Petti più forti, e ingegni più felici.