Quando la candida alba di sotterra
scarcera il dì, perché negli occhi vòle
“a qualunque animale alberga in terra,”
versando il bianco sen rose e viole,
tutti rallegra col bel viso adorno,
“se non alquanti ch'hanno in odio il sole.”
Fere ed augei si movon d'ogn'intorno,
sapendo ben ch'in queste selve e 'n quelle
“tempo di travagliar è, quanto è il giorno.”
Io sol mi serro in solitarie celle,
com'orso che, fuggendo, si rinselva;
“ma, poi ch'il cielo accende le sue stelle,”
ogni augello, ogni fera ed ogni belva
quetasi, e, finché l'alba fosca inalba,
“qual torna a casa e qual s'annida in selva.”
Ed io non dico all'offuscar dell'alba
atra, ma a mezza notte occhi non chino,
“per aver posa almeno insin all'alba.”
Al sol m'ascondo, e al fosco ciel camino,
però che ciò che luce, mi fa guerra,
e porto invidia (o mio fiero destino!)
“a qualunque animal alberga in terra.”