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1510–1568

CAPITOLO II

Luigi Tansillo

Quando la candida alba di sotterra scarcera il dì, perché negli occhi vòle “a qualunque animale alberga in terra,” versando il bianco sen rose e viole,

tutti rallegra col bel viso adorno, “se non alquanti ch'hanno in odio il sole.” Fere ed augei si movon d'ogn'intorno, sapendo ben ch'in queste selve e 'n quelle

“tempo di travagliar è, quanto è il giorno.” Io sol mi serro in solitarie celle, com'orso che, fuggendo, si rinselva; “ma, poi ch'il cielo accende le sue stelle,”

ogni augello, ogni fera ed ogni belva quetasi, e, finché l'alba fosca inalba, “qual torna a casa e qual s'annida in selva.” Ed io non dico all'offuscar dell'alba

atra, ma a mezza notte occhi non chino, “per aver posa almeno insin all'alba.” Al sol m'ascondo, e al fosco ciel camino, però che ciò che luce, mi fa guerra,

e porto invidia (o mio fiero destino!) “a qualunque animal alberga in terra.”

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