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1510–1568

CANZONE XXII

Luigi Tansillo

Signor, la cui fiorita e verde etate promette ed apre sì leggiadro frutto, che, anzi il dì, ne fa ingordo il mondo tutto, non pur la terra, che voi lieta fate;

quel nome, ohimé, di “frate”, che in bocca flebil vi risuona sempre, onde vi trae dal sen tanti sospiri e tant'acque dagli occhi alto dolore,

riponete nel core; e basti, che mai tempo indi nol tiri, senza che lui chiamando si distempre. Alta virtute alto cordoglio tempre.

Disconviensi a signore ed a nipote d'Alessandro, le gote, che pallido timor mai non coperse, sì spess' aver di molle pianto asperse.

Disconviensi a le man, ch' a spade, a lance nacquer, da cui tanto s'attende e spera, che 'l duol l'occùpi, da mattina a sera, a rasciugar con velo umide guance.

Ma chi con giusta lance librerà la cagion del pianger vostro, ch' a raddoppiarne l'onde non vi esorti, e gridar: “frate, frate”, e giorno e notte?

“Frate, che m'hai interrotte mille illustri speranze, e te ne porti il meglio e il più di noi nel sommo chiostro: frate, che l'arbor del bel nome nostro

(ch' ombrava Epiro un tempo e Macedonia), sul bel terren d' Ausonia translato cominciaste a far eterno: or teme, lasso! di perpetuo verno”.

Quanto il sol vede, ovunque scalda, e quanto nasconde a' raggi suoi la terra e 'l mare non danna a sever' occhio il lacrimare. In sì grave jattura e in dolor tanto

chi più vi vieta il pianto siete voi stesso, il cui valor divino v'astringe a stimar lieve ogni uman pondo; e del grand' avo la sembianza impressa,

ch' in voi vede oggi espressa, via più ch' in altri de' nepoti, il mondo: così ci vedesse anco il buon destino! Seguite, dunque, all'immortal cammino

chi nel volto e nel cor simìl vi fue; dietro all' alte orme sue non pur movete l'animose piante, ma fate sforzo di passarli avante!

E se v'è tolto il modo di avanzarlo, con soggiogar del mondo maggior parte, non che 'l valor in voi mancasse e l'arte, o l'alto cor temesse di tentarlo;

ma perché attende Carlo, pien di scettri, e non voi, sì altera impresa. Poiché Fortuna, invidiosa, avara, non volse a paro di natura darvi;

cercate voi d'alzarvi con più degne arme a fama via più chiara per quella strada che non vi è contesa; fate incontro agli estremi alta difesa.

Non vi vinca né doglia né diletto, né qualunque altro affetto, sotto 'l quale Alessandro cadde spesso; ed abbiate trionfo di voi stesso.

A l'ira, ch'è sì rapida e sì forte, che la ragione atterra e 'l mondo sforza, io vidi voi talor far tanta forza, ch' a mezzo del fervor li deste morte.

Amor, ne la cui corte messaggio di ragion raro pose orma (perché dal torto e dal voler si regge), sul più bel fior degli anni, in che siet' ora,

voi avete talora costretto a porsi in bocca fren di legge, ed a cangiar natura, usanza e forma. O dei leggiadri esempio e norma,

or languido dolor avrà la palma di vincer l'invitt' alma? Orsù, le sparse sue virtù raccoglia; vinse l'ira e 'l piacer; vinca la doglia.

Chi vinse duo guerrier via più possenti, ceder non deve a men gagliardo e solo; altre forze ha il piacer, che non ha il duolo, ed altre l'ira ne l'umane menti.

Quanti all'onde ed ai venti de l'ira e del dolor fur saldo scoglio, ch' al foco del piacer poscia, qual molle fragilissima cera, venner meno?

Così questo veleno, che si gonfia di lui, rend' ebbro e folle! Unga man propria salutifer' oglio, sopra del vostro e dell'altrui cordoglio;

di vostra alta eloquenza aprasi il fonte, e, cacciando la fronte fuor de le lane lacrimose ed adre, consolate talor l'inclito padre.

Di lui, ch' era altro voi, la morte acerba porti il buon vecchio in pace, e gli occhi asciughe. Forse il piè greve e le onorate rughe pietà celeste a maggior ben riserba.

E se morte superba, acciò ch'il mondo non ne gisse allegro, partì sì cara e sì leggiadra coppia, e 'l mezzo, ladra, vi rubò di voi,

ai fieri colpi suoi lo splendor vostro in terra si raddoppia: non pur riman, com' era prima integro, dov' ella pensò farlo scemo e negro.

Ornaste un mondo, or due voi n' ornarete, perché insieme vivrete, mentre l'un non si spoglia il mortal velo, ei con voi in terra, e voi con lui nel cielo.

Voi vivrete con lui sopra la terra malgrado di colei, che ne l'ha tolto, col membrar de' costumi e del bel volto, sopra cui pianse il marmo che l'atterra.

E quando in trita terra più fia converso, in voi men serà spento, e col pensar al ben, ch' egli possiede, e col cantare, e col parlar di lui:

ed ei vivrà con vui là sù, mercé del lume, in cui vi vede, con tener di voi guardia, e star intento al viver vostro ogn' ora, ogni momento,

e con pregar dinanzi al sommo Sole che vi dia chiara prole; che tardi a lui vi chiame; e 'n terra e 'n onde i bei vostri desir sempre seconde.

Canzon, sovra acqua e sopra legni nata, fra disagi, rumor, perigli e lezzo, vattene là, ov' il mezzo de l'anima lasciai, riva beata,

che tutte l'altre di delizie avanza; al giovanetto illustre, onde speranza verde e sicura ad ogni età riservo, dirai: devoto servo,

mentre fra calme e venti or siede, or vola, così, signor, da lungi vi consola.

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