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1510–1568

CANZONE IV

Luigi Tansillo

Amor, ch'alberghi e vivi nei mio petto, spargi a le voci mie quella dolcezza, c'hai di tua mano intorno al cor raccolta; poi che cantar mi fai nova bellezza,

dammi dolce lo stil, com'è il soggetto, sì ch'il gradisca più chi più m'ascolta: raddoppia alcuna volta i tuoi dolci sospir, mentr'io ragiono,

perché più dolce sòno portin le mie parole all'altrui orecchi: sian queste rime specchi de l'alma; onde s'avvien ch'altri l'intenda,

il bel, che dentro asconde, fuor risplenda. Bellezze rare in cielo e in terra sole, invidia all'altra età, gloria alla nostra, face d'amore e sol degli occhi miei,

se quanto l'alma col pensier mi mostra, mostrar potess'io altrui con le parole, ragionando di voi, cose direi sì nove, che farei

agghiacciar l'Etiòpi, arder gli Sciti, e i vostri onor graditi seriano, forse, in parti al sole ignote. Or ciò, che le mie note

cantan di voi, tant'è minor del vero, quanto può men la lingua, che 'l pensiero. Se mille volte il giorno in voi riguardo, mille nove ragion, perch'io più v'ami,

all'alma desiosa il senso adduce. Gitta il soave riso ognor novi ami, e nove fiamme piovon dal bel guardo: questo, e via più, fa il bel ch'in voi riluce.

Ma quando mi conduce la mente a penetrar l'alta virtude, che la bell'alma chiude, parmi allor che la bocca e gli occhi e il riso

e i membri, in paradiso fatti per man de gli angioli e di Dio, sian la minor cagion dell'arder mio. Chi potria mai narrar l'alte, infinite

grazie del ciel, ch'a larga man vi denno, alma real, tutti i miglior pianeti? Venere la beltà, Mercurio il senno e le parole, ch'a l'inferno udite,

quei ch'han pena maggior, farian pur lieti. Cerchin pur i poeti questo e quel monte, ch'io, per farmi chiaro, da vostra bocca imparo:

voi sete il mio Parnaso e il mio Elicona; solo per voi risuona la Musa mia quel poco che rimbomba: voi mi date lo spirto, io son la tromba.

Guarda la fronte vostra alta onestate, che con lancia e con scudo a chi vi mira egualmente d'amor fere ed offende. Ogni occhio, ogni pensier, ch'in voi si gira,

convien che sia nemico di viltate. Dunque s'un'alma, ch'al miglior s'apprende, in seguir voi s'accende, non se ne meravigli il mondo errante,

se le cagion son tante: bench'il mio ardor non fu nel mondo acceso, né d'esca umana appreso, ma in più leggiadra guisa e in più bel loco,

prima che nascess'io, nacque il mio foco. Fra le più sante idee, fra le più belle, ch'in grembo a la divina e prima mente riserbasse l'eterno alto Fattore,

splendea la vostra in ciel, non altrimente ch'in bel seren la luna fra le stelle; onde infiammò la mia del suo splendore. Così del suo amore

fra l'altre ardea, com'ardo oggi io fra noi; e com'in veder voi io godo, ella godea, qual vera amante: così mill'anni avante

ch'alcun di noi venisse a caldo e a gelo, il nostro amor si cominciò dal cielo. Fece l'eterna man vostra sembianza e mia, là suso, di conformi tempre,

perché l'idea nel ciel, l'anima in terra con più vivace amor si amasser sempre, dando forza al desir la somiglianza. Qual tronco ove s'innesta, che s'afferra

col ramo e in un si serra, tal io, nel cor tenendo il bel simìle, per farmi più gentile, tutto col tempo in lui mi trasformai.

E se me stesso amai, via più che il bel Narcisso, ed amo ognora, il pensar che son voi, sol m'innamora. Di quant'io servo, il premio

sia questo, Amor: quella beltà infinita, che innanzi de la vita cotanto amai, fa che, dopo la morte, io l'ami, e via più forte:

ché non tem'io sì del morir la doglia, come che di amar lei non mi distoglia.

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