Acciò che il loco d'ogni grazia abbonde,
Rida il ciel più che mai lieto e sereno,
Tempri Nettuno il fortunato seno,
Tal che conoscan pace i pesci e l'onde;
Chiuda Eolo i venti suoi là 've s'asconde,
Ed a zefiro sol rallenti il freno,
Pulluli, spiri e pingasi il terreno
Di liete erbe, bei fior, d'arabe fronde;
Ogn'ira, ogni procella, ed ogni orgoglio
Volgansi in me, né 'l vostro ben si sceme,
Ch'io, che non uso al duol, doler mi voglio
Perché le pene mie son tante insieme,
Che pianger non mi fa novo cordoglio,
Siccome per nov'acqua il mar non freme.