Felice e troppo audace animaletto,
da cui, volando, sì bel fin si scelse,
sarà, non pur tra mosche ed api e vespe,
gran tempo il nome tuo chiaro e celèbre;
ma, vaghi pellegrini, aquile eccelse,
e qual col vol nell'aria più s'interna,
avran de la tua fama invidia eterna.
Duo lumi, al cui apparire
sembran gli occhi del cielo ombre e tenèbre,
due bionde chiome rilucenti e crespe,
per cui, tinto d'invidia, Apollo geme,
furon ministri a la tua morte insieme;
e, perché fusse stato il tuo morire
e dolce sempre ed onorato e pulcro,
quei la morte ti diêr, queste il sepulcro.