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1510–1568

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Luigi Tansillo

Menava gli anni miei gioioso e queto: ma tosto fur dal ciel, lasso!, interrotti “mia benigna fortuna e 'l viver lieto”. A steril verno, a pioggie son condotti,

a lunghi affanni il mio fiorito aprile, “i chiari giorni e le tranquille notti”. Ov'è l'altezza del pensier gentile? Ove son gite le mie voci prime,

“e i soavi sospir e il dolce stile?” Tronche son l'ale al mio pensier sublime; posto è silenzio a quel soave canto, “che solea risonare in versi e in rime”.

Mentr'io mi dava tra' più lieti il vanto, la gioia e il riso ha la volubil sorte “vòlti subitamente in doglia e in pianto”. I desir vivi e le speranze morte,

le voglie altrui, cangiate sì repente, “odiar vita mi fanno e bramar morte”. Ma, bench'io viva sovra ogn'uom dolente, col ben passato nel dolor m'acqueto,

tornandomi, qual fur, sempre a la mente “mia benigna fortuna e il viver lieto”.

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