Menava gli anni miei gioioso e queto:
ma tosto fur dal ciel, lasso!, interrotti
“mia benigna fortuna e 'l viver lieto”.
A steril verno, a pioggie son condotti,
a lunghi affanni il mio fiorito aprile,
“i chiari giorni e le tranquille notti”.
Ov'è l'altezza del pensier gentile?
Ove son gite le mie voci prime,
“e i soavi sospir e il dolce stile?”
Tronche son l'ale al mio pensier sublime;
posto è silenzio a quel soave canto,
“che solea risonare in versi e in rime”.
Mentr'io mi dava tra' più lieti il vanto,
la gioia e il riso ha la volubil sorte
“vòlti subitamente in doglia e in pianto”.
I desir vivi e le speranze morte,
le voglie altrui, cangiate sì repente,
“odiar vita mi fanno e bramar morte”.
Ma, bench'io viva sovra ogn'uom dolente,
col ben passato nel dolor m'acqueto,
tornandomi, qual fur, sempre a la mente
“mia benigna fortuna e il viver lieto”.