Una fanciulla da Signa
d'un garzon s'innamorò,
lungo tempo il dileggiò
per amor della matrigna.
Pur un dì si pose in cuore
di menare altro che mane.
Fece cenno al suo amadore,
disse: «Tornaci domane:
la mia vecchia ha fare il pane,
manderammi pe' canochi,
fa' che tenga aperti gli ochi,
ch'i' sarò giù nella vigna».
Costui fe' quel ch'ella disse,
e le cose pari andorno:
e' vi entrò quel ch'el vi misse.
Poi gli disse: «Un altro giorno
(ogni dì non si scalda il forno)
vientene dall'albereto:
lì t'appiatta, e statti cheto,
ch'i' verrò a côr gramigna».
E rifecion questa festa,
ché e' vi stava appunto bene,
la fanciulla era capresta,
et al manico s'attiene.
Tanto li grattò le rene,
ch'ella fu là ben compiuta,
e la vecchia malvissuta
si poté grattar la tigna.
Tanto seppon costor fare,
che il poder non stiè sodo.
Questo vuol significare,
che a chi vuol non manca modo.
Fatevene al dito un nodo
di far fatti e non parole,
perché il can che morder vuole
rade volte abbaia e rigna.