Prima ch'al Cegia le gotte rovini
que' costerecci stran' facti a barlecti,
credo sarà gran macco di sonecti,
ch'i' sento pigolar certi pulcini.
Venitene, vignuole et pippioncini:
se rovinassi il mondo et gli alti tecti,
ferito resteria senza sospecti,
sì che passate a campo, o pastaccini.
Non tanti billi billi: ognun m'adita,
ch'io paio quel che rivelò il tractato;
la poesia è tanto rinverdita,
havendo sempre il mio Parnaso allato.
Odi il corno: tu tu, Franco, v'invita;
prete, tu toccherai di schericato.
I' non ne sarò ingrato;
del capo gli occhi, o invidi, vi schizzi,
et chi non vuol restare in secco guizzi.