Sì vinta è in me la ragion dal desire,
Ch'io mi sento guidare
Ad un falso sperare
là dove aperto veggio il mio morire.
E quantunque io conosca ire a la morte
Seguendo un ostinato mio pensiero,
Che un bel volto mi stampa ovunque io miri,
Amor pur contra me crudele e fero,
E la spietata mia perversa sorte
M'invoglia sì de' miei propri martiri,
Ch'omai son fatto a me stesso nemico,
Né posso il cor ritrar da l'uso antico,
Che svïato dal senso, che 'l consiglia,
Conosce il meglio, et al peggior s'appiglia.