Skip to content
1485–1529

XLVI

Luigi Da Porto

Che debb'io fare, Amore, S'una voglia infinita Tormenta la mia vita, Ch'avendo il suo desio, più ognor desia?

Dammi aiuto, Signore, Tu che vedi il mio lutto, E in me pôi fare il tutto. Trammi, deh trammi, Amor, trammi di doglia!

Cangia questa mia voglia, Tal che almen per cibarsi Ella possa sfamarsi: Che se deve esser tal la vita mia,

Per dar fine al desire Vorrei più tosto ber Lethe o morire. Amor, tu la mia donna Conosci, e vedi come

Bascio gli occhi e le chiome, E quasi sempre pendo dal bel collo, Al mio viver colonna: E di lei, Signor mio,

Più mi cresce il desio. Trammi, deh trammi, Amor, trammi d'affanni! Ristora i miei gran' danni, Pasci questa mia fame,

Tal che sazio mi chiame: Che se giamai non debbo esser satollo, Per dar fine al desire Vorrei più tosto ber Lethe o morire.

Amor, chiudi quest'occhi, Chiudi l'orecchie mie, che fanno al cor le vie, Tal ch'io non l'oda, o più la veggia mai:

Perché al cor non trabocchi Del canto la dolcezza, O l'alta sua bellezza. Trammi, deh trammi, Amor, trammi di vita!

Dammi con morte aita, O tu fa' men bramosa La mia voglia amorosa: Che se sazia non deve esser giamai,

Per dar fine al desire Vorrei più tosto ber Lethe o morire. Amor, se la focosa Voglia, che dolorosa

Rende la vita mia, minor non fai, Per dar fine al desire Vorrei più tosto ber Lethe e morire.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XLVI · Luigi Da Porto · Poetry Cove