Se al partir del mio Sol quest'occhi e 'l core
Eran, quanto era il lor bisogno, accorti,
Leggean ne' raggi suoi turbati e smorti:
Or nasce il pianto, e la tua gioia more.
In quella uscendo il cor di vita fore,
Poteano i miei martir' farsi più corti,
E gli occhi di lor vista ciechi e morti,
Per non veder mai più minor splendore.
Dolce lume, onde Amor sua forza prende,
Ch'altri di gioia, e me fai pien d'affanni,
Dunque non ti debb'io riveder mai?
Pianga meco Vinegia e 'l mar che rende
Umida lei; e goda de' tuoi rai
Roma, ch'or si fa ricca de' miei danni.