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1485–1529

XLV

Luigi Da Porto

Se al partir del mio Sol quest'occhi e 'l core Eran, quanto era il lor bisogno, accorti, Leggean ne' raggi suoi turbati e smorti: Or nasce il pianto, e la tua gioia more.

In quella uscendo il cor di vita fore, Poteano i miei martir' farsi più corti, E gli occhi di lor vista ciechi e morti, Per non veder mai più minor splendore.

Dolce lume, onde Amor sua forza prende, Ch'altri di gioia, e me fai pien d'affanni, Dunque non ti debb'io riveder mai? Pianga meco Vinegia e 'l mar che rende

Umida lei; e goda de' tuoi rai Roma, ch'or si fa ricca de' miei danni.

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