Mentre ogni nostra gioia, ogni aspro male
Fu commune tra noi, frate mio caro,
Maggior fu il dolce mio, minor l'amaro
Che non è, poi che al ciel spiegasti l'ale.
Ché ogni immenso dolor partito eguale
Tra' nostri cor', che sempre a paro a paro
Andaro in un volere (il che sì raro
Si trova in questa fral vita mortale),
Scemava di sua forza; e l'allegrezza,
Per lo gioir de l'un, l'altro accrescea:
Or, di te privo, son d'ogni mal nido.
E, come scorger pòi da quell'altezza
Che in sé t'alberga, quel che mi pascea
Or m'avenena; e te sol piango e grido.