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1485–1529

LXX

Luigi Da Porto

Mentre ogni nostra gioia, ogni aspro male Fu commune tra noi, frate mio caro, Maggior fu il dolce mio, minor l'amaro Che non è, poi che al ciel spiegasti l'ale.

Ché ogni immenso dolor partito eguale Tra' nostri cor', che sempre a paro a paro Andaro in un volere (il che sì raro Si trova in questa fral vita mortale),

Scemava di sua forza; e l'allegrezza, Per lo gioir de l'un, l'altro accrescea: Or, di te privo, son d'ogni mal nido. E, come scorger pòi da quell'altezza

Che in sé t'alberga, quel che mi pascea Or m'avenena; e te sol piango e grido.

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