Or so che di dolor più non si more,
Poscia che per tua morte io non son morto,
Frate mio caro, che mi lasci porto
D'infinita miseria e di dolore.
Del nascer nostro fur propinque l'ore,
Tal' esser debbon del giungere a porto;
E se natura a me non face torto,
Tosto sarò di questa vita fore.
E sciolto dal dolor, da la allegrezza
Del mondo, da la tema e dal desio,
Poggerò verso il ciel dietro a' tuoi passi.
Ma in questo mezzo la mia mente, avezza
Solo a pensar di te, darà al cor mio
Sospiri, et egli pianto agli occhi lassi.