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1495–1556

Untitled

Luigi Alamanni

Ecco il merto a' travagli, ecco a' sofferti Tanti vostri dolor ristoro alfine. Ecco Gioco e Contento, e con loro hanno Compagni eterni, Matrimonio e Fede,

Et Imeneo con quei che nozze chiede. L'un di rose vi sparge entro e d'intorno, E l'altro ambrosia e nettar dolce liba; Quella vi mostra quanto eterna sia,

Ché non ne può martel levar, né tempo Con lungo correr suo ne scema dramma; E quel porta legato il petto e 'l fianco Di volontari lacci, e al giogo pone

Con propria voglia il giovinetto collo; L'altro con le sue faci, e co' suoi nodi Accende e lega in dolce fuoco e 'n rete Amabil chi di lui segue la traccia;

Sì che mirate chi ben soffre e tace, Quant'egli acquisti al mio felice impero. E non si schivi alcun vivermi servo, Che non uomini sol, non fere e pesci,

Ma gli alti Dei, né pur de' sommi Dei I men potenti, ma 'l superno Giove. Quel che col cenno sol governa il mondo, Vive soggetto al mio valore invitto.

Sì che seguite omai miei santi strali Con purità di cor, con mente allegra Ché con quei soli a gran valor vi scorgo.

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