Ecco il merto a' travagli, ecco a' sofferti
Tanti vostri dolor ristoro alfine.
Ecco Gioco e Contento, e con loro hanno
Compagni eterni, Matrimonio e Fede,
Et Imeneo con quei che nozze chiede.
L'un di rose vi sparge entro e d'intorno,
E l'altro ambrosia e nettar dolce liba;
Quella vi mostra quanto eterna sia,
Ché non ne può martel levar, né tempo
Con lungo correr suo ne scema dramma;
E quel porta legato il petto e 'l fianco
Di volontari lacci, e al giogo pone
Con propria voglia il giovinetto collo;
L'altro con le sue faci, e co' suoi nodi
Accende e lega in dolce fuoco e 'n rete
Amabil chi di lui segue la traccia;
Sì che mirate chi ben soffre e tace,
Quant'egli acquisti al mio felice impero.
E non si schivi alcun vivermi servo,
Che non uomini sol, non fere e pesci,
Ma gli alti Dei, né pur de' sommi Dei
I men potenti, ma 'l superno Giove.
Quel che col cenno sol governa il mondo,
Vive soggetto al mio valore invitto.
Sì che seguite omai miei santi strali
Con purità di cor, con mente allegra
Ché con quei soli a gran valor vi scorgo.